Coro

La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale.
– Concilio Vaticano II, costituzione Sacrosanctum Concilium

Il coro parrocchiale di Santa Croce nasce dalla necessità di accompagnare la liturgia antica con la preghiera che le è più appropriata: quella cantata.

Il coro è sempre aperto a nuove voci. Non servono competenze musicali eccelse: basta la buona volontà, il desiderio di partecipare e la disponibilità a mettersi in gioco.

Se ti piace cantare sei il benvenuto: ogni talento è un dono prezioso per la parrocchia.

Per informazioni o per partecipare alle prove puoi rivolgerti al Parroco. Saremo felici di accoglierti e di camminare insieme nel servizio della liturgia.


La musica sacra nelle encicliche dei papi

Nel Motu Proprio “Tra le sollecitudini” del 22 Novembre 1903, San Pio X biasima il rischio di degradare la liturgia con un uso erroneo della musica sacra e indica invece le direttive alle quale ci si deve attenere perchè si partecipi al fine generale della Messa: la gloria di Dio e la santificazione e edificazione dei fedeli.

Il Pontefice scrive che la musica sacra, per essere veramente tale, deve mantenere un carattere universale, come universale è la liturgia. Deve essere santa non solo nel contenuto (escludendo “ogni profanità”) ma anche nella forma e nell’esecuzione.

Il canto gregoriano ha il primato come musica veramente sacra, poichè è la forma di canto ereditata dalla Tradizione e, con la lingua latina che gli è propria, ha carattere pienamente universale.

La Chiesa riconosce poi il valore della polifonia classica – in particolare della Scuola Romana e di Palestrina – che raggiunse la perfezione nel XVI secolo. È considerata eccellente per la liturgia poiché si accosta armoniosamente al modello gregoriano, ed è raccomandata soprattutto nelle grandi basiliche e nelle cattedrali.

La musica moderna, che non è esclusa per principio, nasce nel mondo e per il mondo e risulta tendenzialmente inadatta alla liturgia.

Con l’enciclica “Musicae Sacrae” Disciplina del 1955, Pio XII conferma le qualità della musica sacra (santità, bontà nella forma, universalità) e l’elogio del canto gregoriano, che non implica l’esclusione della polifonia sacra.

Questa è raccomandata per la sua capacità di accrescere la magnificenza del culto e toccare l’animo dei fedeli. Viene citato in particolare il XVI secolo come l’epoca d’oro di questa disciplina, capace di produrre opere di tale purezza e ricchezza melodica da risultare perfette per accompagnare l’azione liturgica.

La Chiesa riafferma il principio di accogliere ogni forma di bellezza prodotta dall’ingegno umano, a patto che rispetti rigorosamente le leggi della liturgia.

A tal proposito, viene raccomandata massima prudenza per evitare che la musica diventi eccessivamente ampollosa o prolissa, rischiando di oscurare il testo sacro, interrompere il ritmo del rito o risultare troppo difficile per i cantori, compromettendo così il decoro della funzione divina.